Per decenni è stata un faro per la professione. A Napoli come presidente Ipasvi delle province di Napoli, Caserta, Benevento e Campobasso. E poi a Roma dal 1982 al 1994 come presidente nazionale. Una vita spesa per la professione, per assistere chi soffre, chi ha bisogno di cure e di assistenza, anche umana. Meno di un anno fa l'abbiamo avuta ospite ad un nostro evento.

Un'emozione indicibile. E anche in quel caso ci offri una solenne lezione di vita. La lucida intelligenza, il pragmatismo, insieme con tanta, tanta umanità e le parole che sgorgavano fluide, senza troppe mediazioni.

La decana degli infermieri, forte, combattiva e determinata ha fatto della sua vocazione per la cura dei più fragili e deboli una professione: “Essere suora – disse nel silenzio della sala - per me è stata una marcia in più, essere suora e infermiera si può coniugare bene, perché la suora si dona agli altri ma deve avere le competenze per farlo. È stato un buon connubio. Gli infermieri devono aiutare chi curano ad essere considerate come persone. E' questo che ho cercato di fare come suora e infermiera e questo che ho cercato d'insegnare e di tenere sempre presente nel mio lungo cammino”.

Oggi Suor Odilia D’Avella non c'è più. Un grande vuoto ci coglie impreparati. Forse pensavamo che tanta tempra non poteva mai avere fine. Ma tra noi è come se ci fosse. E ci sarà. Negli insegnamenti che ci ha lasciato, nell'esempio delle sue azioni, nella sua perseveranza verso il bene, nel donare senza chiedere mai. Ti abbracciamo forte Presidente.