L’Editoriale di Ciro Carbone: Mai più violenza in ospedale. Per una volta tutti d’accordo.

Una volta tanto non è stato necessario contarsi. Il voto sul disegno di legge n. 867, “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni” è stato unanime. Come a dire: basta violenza in danno di infermieri, medici e di quanti operano in strutture sanitarie. Basta! Senza se e senza ma. Una bella pagina che la politica, una volta tanto, ha saputo scrivere e che fa nutrire anche qualche piccola speranza per il futuro. Ma il consenso generale ricevuto da una legge, che pure giace da tempo in Parlamento, rappresenta un aspetto non secondario e che va oltre il dato in se. Soprattutto di questi tempi. Tempi difficili per la politica, e non solo per la politica. Tempi di gravi lacerazioni, divisivi. Del tutti contro tutti, dei toni esasperati, spesso violenti, nelle parole e nelle argomentazioni.
Ciononostante, al Senato, per una volta si sono trovati tutti d’accordo. Un avvenimento. L’anomalia buona che non t’aspetti. A fare il miracolo è un tema universale: la cura e l’assistenza sanitaria delle persone. La nostra mission. Il motivo che dà un senso alla professione d’infermiere. Si, perché la sicurezza di chi esercita le professioni sanitarie, la serenità ambientale, incidono direttamente sulla qualità dell’assistenza stessa, sul diritto alla salute e alle cure tout court. Diritto che è di tutti. Lo sanno bene i nostri colleghi impegnati nei reparti di frontiera degli ospedali napoletani o al 118. Non passa giorno senza che in qualche reparto di pronto soccorso non vi sia un’aggressione. Atti di vandalismo che oltre ad arrecare danno a chi lavora e alle strutture, mette a grave rischio l’incolumità e la serenità dei cittadini in attesa di assistenza. Un aspetto, dunque, che non riguarda solo una parte politica, la sinistra, la destra, una potente lobby, un gruppo di pressione, qualche categoria professionale. Riguarda noi tutti. La lotta alle malattie, la salute del nostro corpo non sono né di destra, né di sinistra. E’ questa la grande lezione che dobbiamo imparare dal consenso traversale registrato al Senato. La difesa della salute può rappresentare un elemento di unità, di pacificazione, che mette tutti d’accordo. Difendere l’incolumità fisica, morale, psicologica di chi lavora per curare il prossimo dalle aggressioni incivili, violenti, brutali, di gente forse esasperata, ma pur sempre bestiale, è cosa sacrosanta. Quando il tema della salute si affronta stando dalla parte del cittadino, come da sempre gli infermieri fanno, diventa elemento che unisce, che supera steccati ideologici e barriere di posizione. E’ tempo che anche noi infermieri facciamo nostra questa lezione. E’ tempo di prendere coscienza che la difesa onesta e nostra questa lezione. La difesa onesta e obiettiva della salute può rappresentare un enorme potere di coesione sociale. E’ tempo dunque d’impegnarsi in prima persona, magari scendendo in campo direttamente per rappresentare nelle istituzioni le istanze di una sanità dal volto umano e popolare.
Prima ancora che Palazzo Madama scrivesse questa bella pagina, avevo in mente una riflessione che, seguendo il racconto di questo numero del giornale, evidenziasse come il tema della sanità fosse ritornato in questi ultimi mesi in maniera propositiva nell’agenda della politica. Sia a livello nazionale, ma anche a livello locale. Non mi faccio troppe illusioni. Siamo anche alla vigilia di qualche importante turno elettorale, dunque è plausibile che qualche qualche provvedimento, qualche annuncio e qualche promessa abbia le gambe corte. Si annuncio e qualche promessa abbiano le gambe corte. Si vedranno i fatti. Noi continueremo a pressare la politica perché assuma provvedimenti in linea con la difesa del Sistema sanitario nazionale, universalistico, equo e sostenibile. Perché si tenga conto delle ancora gravi carenze di organici presenti nei nostri ospedali e sul territorio e si dia piena attuazione ai concorsi per giovani infermieri e infermieri pediatrici. C’è da recuperare, passo dopo passo, assunzione dopo assunzione, la perdita di circa 9mila posti di lavoro avvenuti in oltre dieci anni di commissariamento e di blocco del turn over. In Campania bisogna dare più attenzione al territorio, esso è completamente sguarnito. L’infermiere di famiglia potrebbe rappresentare un primo importante presidio. Ma anche i servizi di emergenza-urgenza, sui quali gli infermieri hanno le necessarie competenze e possono dare un
contributo essenziale, garantendo anche una forte innovazione nel settore. Il Servizio sanitario nazionale deve tornare ad essere la prima scelta di cura e assistenza per i cittadini, troppo spesso costretti a rivolgersi al privato o a rinunciare a curarsi.

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