L’Editoriale di Ciro Carbone – Il caro prezzo del dovere

Il primo pensiero va ad Angela, Annamaria, Roberto e Luigi. Ai quattro colleghi, qualcuno fraterno amico, che abbiamo perso in questi ultimi mesi a causa della pandemia. Colleghi che hanno portato in alto il nome della professione. E per questo saremo loro eternamente riconoscenti. Onore a loro, caduti sul campo per salvare vite umane. Per tenere fede a quella alleanza tra cittadino e infermiere che è alla base della nostra professione. “Il tempo di relazione è tempo di cura”, recita un passo importante del nuovo codice deontologico.
Un passaggio che loro hanno interpretato fino all’estremo sacrificio. Oggi abbraccio commosso i loro cari. La pandemia ci ha impedito anche l’ultimo saluto.
Un pensiero solidale voglio rivolgerlo anche ai tantissimi colleghi di Napoli contagiati dal virus, ottomila in tutta Italia. Anche loro in prima linea contro un nemico invisibile e insidioso, contrastato, soprattutto nella prima fase, con armi spuntate, senza adeguate precauzioni e protezioni personali, in pieno caos organizzativo e con le scarse dotazioni organiche che a Napoli e in Campania ben conosciamo. Anche a loro un grazie eterno da parte di tutta la professione che mi onoro di rappresentare.
Abbiamo pagato dunque un prezzo altissimo alla pandemia. L’impegno, la professionalità, l’umanità degli infermieri è stata ed è visibile. Nessuno si è tirato indietro. Anzi, qualche nostro iscritto pensionato ha voluto rientrare in servizio per dare una mano. Tanti colleghi si sono adattati a lavorare in ospedali completamente riorganizzati, con turni massacranti, lontani dagli affetti più cari anche nelle ore di riposo, per la sola paura di contagiarli.
A parole e con tante pacche sulle spalle questi meriti ci sono stati anche riconosciuti. Noi diciamo grazie. Ma rinunciamo volentieri anche ai pur onorevoli attributi come “angeli” e “eroi”. Non siamo né l’uno, né l’altro. Siamo donne e uomini, professionisti preparati, esperti dell’assistenza sanitaria. E come tali vorremmo essere trattati. Non ci piace essere incensati oggi e dimenticati, aggrediti, offesi e umiliati domani. Questa pandemia ha evidenziato ritardi, storture, carenze e mancanze del sistema sanitario nazionale e regionale che noi infermieri denunciamo da tempo. Ma ora è il momento che queste professionalità, questo impegno dimostrato sul campo vengano riconosciuti, sia nelle strutture pubbliche che in quelle private, come nelle case di cura, anche a livello contrattuale e salariale. E’ il momento di dire ancora una volta come stanno le cose. E le cose non stanno messe bene. La pandemia ha dimostrato anzitutto gli errori di programmazione pregressi, quando cioè si è puntato di più sull’organizzazione della rete ospedaliera, lasciando da parte gli aspetti
della prevenzione e la rete territoriale di assistenza. Dopo anni di tagli alla spesa sanitaria, si è rivelata perniciosa la diminuzione costante di personale. Anche sulle colonne di questo giornale plaudiamo in questo numero ai circa diecimila posti di lavoro destinati agli infermieri di famiglia e ad implementare un’assistenza territoriale che soprattutto in Campania è tutta da creare.
Ma è un pannicello caldo. A conti fatti saranno poco più di 500 gli infermieri in Campania che beneficeranno di questo provvedimento. Ed è una goccia nel mare. Vale la pena ricordare che in tutt’Italia mancano 53 mila infermieri. Un dato che ci colloca agli ultimi posti in Europa per personale infermieristico impiegato. Solo sul territorio ne servirebbero 30mila. In Campania siamo sotto di 9mila unità, anche a causa di un decennale blocco del turnover mai compensato. E allora. Da questa pandemia dobbiamo portare a casa
alcuni insegnamenti. Il primo fra tutti è quello che dobbiamo lavorare sodo per essere presenti ai tavoli istituzionali dove si prendono decisioni strategiche in termini di politiche sanitarie. Non è più tempo di delegare ad altri le nostre istanze. Richieste in linea con la visione di una sanità solidale e universalistica, dunque vicina agli interessi e alla domanda di salute dei cittadini.
Anche noi dobbiamo onorare fino in fondo quel patto, quel vincolo strategico e deontologico che ci lega indissolubilmente con chi curiamo e assistiamo. Più posti di lavoro, più territorio, liste d’attesa più corte, più modernità nei luoghi di cura come telemedicina, telenursing, telemonitoraggio. Ecco le nostre richieste ai vertici della Regione. Aspettative che rappresenteremo ancora con maggiore impegno per onorare nel modo giusto i colleghi scomparsi sul campo di battaglia.

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