COVID-19 E STUDENTI DI INFERMIERISTICA IN PRIMA LINEA: UNA RIFLESSIONE

Fabio Baldini1*, Walter De Luca2

  1. Infermiere, Dipartimento di Emergenza e Accettazione, Pronto Soccorso, Ausl della Romagna, Ravenna.
  2. Infermiere, Dipartimento di Emergenza e Accettazione, Pronto Soccorso, Ausl della Romagna, Ravenna. Comitato Scientifico SIIET;

* Corresponding Author: Fabio Baldini, Dipartimento di Emergenza e Accettazione, Pronto Soccorso, Ausl della Romagna, Ravenna (Italia). E-mail: fabiobaldini1994@hotmail.it

 

Articolo di commento

DOI: 10.32549/OPI-NSC-45

Sottomesso il 14 Novembre, 2020

Revisionato il 19 Dicembre, 2020

Accettato il 24 Dicembre, 2020

Questo articolo è concesso con licenza internazionale Creative Commons Attribution – Non Commercial – No Derivatives 4.0 (CC BY NC ND 4.0).

 

 

ABSTRACT

Lo scopo di questo articolo di commento è quello di discutere e innescare riflessioni sulle conseguenze di un eventuale arruolamento degli studenti del 3 anno del CdL in Infermieristica, come rinforzo nei setting ospedalieri per il contenimento dell’emergenza COVID-19. Le loro competenze limitate potrebbero generare esiti negativi nel sistema salute.

Parole Chiave: Studente Infermiere, Infermieristica, Pandemia, COVID-19, Infezione.

 

 

COVID-19 AND NURSING STUDENTS ON FIRST LINE: A REFLECTION

 

ABSTRACT

The purpose of this commentary is to trigger discussions and reflections on the consequences of an eventual enrollment of the 3rd year students of the degree in nursing, as a reinforcement in hospital settings in containing the COVID-19 emergency. Their limited skills could generate negative outcomes in the health system.

Keywords: Nurse student, Nursing, Pandemic, COVID-19, Infection.

 

 

Commentary article

DOI: 10.32549/OPI-NSC-45

Submitted November 14th, 2020

Revised December 19th, 2020

Accepted December 24 th, 2020

This article is licensed under a Creative Commons Attribution-Non Commercial-No Derivatives 4.0 International License (CC BY NC ND 4.0).

 

 

INTRODUZIONE

Con la sua comparsa nel 2020, il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), causa della malattia COVID-19, è diventato attualmente una minaccia per l’intera salute globale [1]. La scarsità di personale infermieristico disponibile nel Sistema Sanitario Nazionale (SSN) Italiano [2] ha portato il Governo ad arruolare studenti del 3° anno, del medesimo CdL, in attività di contact tracing, per fronteggiare l’emergenza sanitaria [3]. La preoccupazione che, in un futuro prossimo, avvenga un pieno coinvolgimento degli studenti infermieri nei diversi setting assistenziali, come già avvenuto in diverse realtà internazionali [4-6], ha spinto ad indagare l’attuale stato dell’arte. Lo scopo di questo articolo di commento, difatti, mira a far riflettere su possibili rischi e conseguenze dettate dal loro precoce inserimento in contesti assistenziali, in relazione alla mancanza di solide competenze professionali, legate ad un percorso formativo incompleto.

 

DISCUSSIONE

Gli infermieri rappresentano la parte degli operatori sanitari colpita più duramente da SARS-CoV-2: l’ICN (International Council of Nurses), nel suo ultimo rapporto (28 Ottobre 2020), ha osservato come il numero di infermieri deceduti dopo aver contratto COVID-19 sia di 1.500 [7]. Il dato citato, tuttavia, fa riferimento alle sole informazioni provenienti da 44 dei 195 paesi del mondo e, di conseguenza, risulta essere molto sottostimato rispetto al reale numero di decessi. La stessa analisi dell’ICN suggerisce come circa il 10% dei casi accertati di COVID-19, a livello globale, sia composto da operatori sanitari (approssimativamente 4 milioni di contagi con circa 20 mila decessi). L’amministratore delegato di ICN, Howard Catton, ha affermato: “Il fatto che durante questa pandemia siano morti tanti infermieri quanti ne sono morti durante la Prima Guerra Mondiale è scioccante” [7]. Alla luce di questi numeri e delle dichiarazioni, risulta preoccupante il rischio infettivo a cui lo studente infermiere incorrerebbe se fosse chiamato in prima linea a fronteggiare la pandemia, soprattutto se si considera il suo impiego in contesti clinici ad alta intensità di cura (es. terapie intensive, unità COVID-19 etc.), dove la possibilità di contrarre la malattia è maggiore. A confermare il probabile alto rischio di contagio in questa popolazione è uno studio italiano [8] che ha osservato come gli studenti del CdL in infermieristica non si proteggano a sufficienza, eseguano manovre talvolta scorrette o in maniera imprudente associate all’inesperienza, alla poca manualità e ad una bassa percezione del rischio.

Il personale infermieristico gioca un ruolo cruciale nella prevenzione e nella gestione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), soprattutto in era COVID-19, e la giusta formazione teorica e pratica, acquisita durante il corso della laurea triennale, può migliorare la loro conoscenza e la qualità stessa dell’assistenza. Università spagnole e inglesi dedicano all’espletamento del tirocinio clinico per i loro studenti un impegno di 2300 ore di esperienza diretta sul campo a contatto con infermieri esperti [6,9]. In Italia, lo stesso studente effettua solo 1900 ore nei tre anni di corso [8]. Nonostante le università straniere abbiano presumibilmente studenti con maggiori competenze professionali, derivate da una maggiore esperienza clinica, risultano non essere comunque all’altezza nell’affrontare l’emergenza sanitaria [6,10]. Uno studio spagnolo [10] ha fatto emergere come la maggior parte degli studenti infermieri e medici (65.3%) non si sentissero preparati, o lo erano a malapena, nel prendersi cura di pazienti positivi al SARS-CoV-2; dello stesso campione solo l’8.9% conosceva le misure base per prevenire la trasmissione del virus da un paziente infetto in ospedale. Oltremanica, gli studenti di infermieristica riferivano una forte preoccupazione nel causare danni diretti ai degenti [6]. Laddove gli studenti internazionali considerati “più esperti”, si siano sentiti impreparati di fronte alla minaccia del COVID-19, gli studenti italiani, in possesso di un bagaglio minore di competenze cliniche, rischiano di essere maggiormente sopraffatti dal virus qualora scendessero in prima linea. A rafforzare la gravità dell’ipotetico panorama nazionale sono i dati provenienti dalle stesse università italiane che confermano come la consapevolezza sulle ICA dei futuri laureati in infermieristica sia spesso inadeguata [11]. Lo sviluppo delle competenze cliniche avviene attraverso un processo costante che permette all’infermiere di accrescere le proprie abilità solo dopo anni di applicazione delle conoscenze teoriche acquisite nel percorso formativo: competenze che uno studente al 3° anno non possiede.

Numerosi altri fattori possono rendere fallimentare l’ingresso precoce nel mondo del lavoro degli studenti, come l’impatto che il SARS-CoV-2 ha sulla salute mentale. La pandemia COVID-19 fa sperimentare, al personale esperto in prima linea, depressione, ansia, insonnia e stress, e gli infermieri risultano essere quelli più colpiti [12]. Lavorare nel trattamento e nella cura di pazienti con COVID-19 è considerato un fattore di rischio elevato per i sintomi menzionati [12]. Inoltre, durante uno stato pandemico, gli studenti sono esposti a fattori stressanti aggiuntivi, come la paura di essere infettati [5]. Considerando ciò, l’impatto mentale che lo studente di infermieristica subirebbe potrebbe risultare ancora più devastante. In Israele gli studenti impiegati durante la pandemia mostravano alti livelli di ansia, la quale aumentava quando gli stessi manifestavano un’intensa paura di contrarre il virus [5]. In Spagna il 38.9%, tra studenti di infermieristica e medicina, ha dichiarato di aver paura di contrarre l’infezione, rispetto al 92% che riferisce la paura di contagiare i propri cari [10]. Ansia e paura erano fortemente presenti anche tra gli studenti di infermieristica inglesi [6].

Nell’ipotesi di introdurre studenti negli ambienti clinici, va considerata anche la loro formazione e il loro livello di aggiornamento sulle conoscenze sia in tema COVID-19, sia sulla prevenzione e sul controllo delle infezioni. Ad esempio, in Spagna [10], solo il 18.6% degli studenti indagati ha ricevuto una formazione specifica sul COVID-19 organizzata dai servizi sanitari o dalla propria università.

L’accesso precoce dello studente infermiere in setting clinici potrebbe generare, in lui, stati emotivi di inquietudine, relativi al reale contributo che potrebbe dare nella crisi attuale. Con l’incremento dei contagi, colpendo numerosi operatori sanitari, diventa essenziale salvaguardare il diritto alla salute, conservando la sicurezza di pazienti, professionisti e studenti nei servizi sanitari. Dopotutto, senza un’adeguata esperienza clinica, gli studenti rischiano di diventare una delle concause dell’espansione del virus nella comunità. Con le criticità osservate, non si può considerare una sicurezza la partecipazione dello studente infermieristico nello schieramento di forze per contrastare questo drammatico scenario.

 

Eventuali Finanziamenti

Questa analisi non ha ricevuto nessuna forma di finanziamento.

 

Conflitti di interesse

Gli autori dichiarano che non hanno conflitti di interesse associati a questo studio.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Nguyen LH, Drew DA, Graham MS, Joshi AD, Guo CG, Ma W, et al. Risk of COVID-19 among front-line health-care workers and the general community: a prospective cohort study. Lancet Public Health. 2020;5(9): e475-e483.
  2. Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche. La carenza di infermieri Regione per Regione nel Ssn. FNOPI: “Correre ai ripari”. FNOPI: Roma, settembre 2018. Disponibile a: https://www.fnopi.it/wp-content/uploads/2019/10/43-Comunicato-stampa-17-09-18.pdf. Ultimo accesso: 06 Dicembre 2020.
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  2. Ministerio de Sanidad. Orden SND/232/2020, de 15 de marzo, por la que se adoptanmedidas en materia de recursoshumanos y medios para la gestión de la situación de crisis sanitaria ocasionada por el COVID-19. BOE núm. 68, 2020. Disponibile a: https://www.boe.es/buscar/doc.php?id=BOE-A-2020-3700. Ultimo accesso: 06 Dicembre 2020.
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  5. International Council of Nurses (ICN) 2020. ICN confirms 1,500 nurses have died from COVID-19 in 44 countries and estimates that healthcare worker COVID-19 fatalities worldwide could be more than 20,000. 28 Ottobre 2020 Ginevra.
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