Pazienza e impazienza tra esperienza soggettiva e necessità nel mondo delle cure – 18 e 19 Maggio 2018 Procida

S.I.Pe.M. Società Italiana di Pedagogia Medica Sezione Piemonte e Valle d’Aosta Sezione Campana

La dimensione della pazienza nei suoi aspetti soggettivi ed esistenziali implica oggi una profonda riflessione. Nella complessità della vita quotidiana le cose non succedono sempre con i ritmi desiderati; occorre connotare il tempo in relazione al suo valore, rispetto all’altro significato del “saper patire”. Questo rappresenta la pazienza dell’essere. È difficile coltivare la pazienza quando si è stressati a motivo dei troppi impegni, dei troppi posti in cui si deve andare e delle troppe persone con cui occorre tenere i contatti. L’impazienza è una dimensione esistenziale, personale e sociale in cui le pulsioni, che spingono a volere tutto e subito, prendono il sopravvento. L’impazienza si può pagare in termini di denaro, perdita di amicizie, sofferenze e svariate altre ripercussioni, semplicemente perché l’impazienza spesso porta a prendere decisioni sbagliate. L’impazienza può influire negativamente sulla nostra capacità di comunicazione. Chi non è sufficientemente paziente per sostenere una conversazione significativa tende a parlare senza pensare. Nelle cure e nella formazione questa dinamica tra pazienza e impazienza assume una valenza particolare e specifica. C’è un’impazienza che aiuta a orientare in tempi rapidi una situazione per il proprio bene. C’è una pazienza che, comportando una dilazione disfunzionale, può portare a esiti di aggravamento ed anche letali. Il valore che assumono la pazienza e l’impazienza può essere riconducibile a momenti diversi nella malattia
dall’emergenza alla cronicità, alle cure palliative. Come è fondamentale la pazienza nell’ascolto dell’altro e dei suoi bisogni, così può esistere il diritto all’impazienza nei frangenti in cui la percezione personale e l’intuito clinico possono condurci a esigenze di cura tempestive.

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